Sorta su un pre-esistente castello longobardo intorno al 963, Bagnaia divenne proprietà dei vescovi di Viterbo dal 1193. Fu poi possesso della Camera Apostolica dal 1587 al 1656 quando Alessandro VI la concesse in enfiteusi al duca Ippolito Lante della Rovere, insieme alla splendida villa rinascimentale che ne porta il nome. Il piccolo centro, dalla caratteristica forma "a cuneo", sorge a 441 metri sul livello del mare ed è raggiungibile percorrendo un ponte sulla valle Pierina.
L’origine di Canepina risale all’alto medioevo: il primo documento che ne fa menzione risale al 1093 e sappiamo che la sua costituzione fu voluta dai prefetti di Vico (che ne richiesero però conferma ed approvazione dal pontefice).
I dintorni furono frequentati fin dall’epoca etrusca, come dimostrano i reperti rinvenutivi, e le numerose attestazioni della presenza umana nel territorio inducono a pensare alla nascita di un abitato rustico in epoca molto antica. Possedimento del Comune di Viterbo, Canepina fu da questo donata al papato; ceduta da papa Paolo III Farnese al figlio Pierluigi, rimase poi per lungo tempo sotto il diretto dominio dei Farnese, incorporata al Ducato di Castro e Ronciglione, fino ad essere infine restituita ai beni della Chiesa quando Castro venne distrutta per volontà di papa Innocenzo X.
Parte della più antica donazione imperiale al papa (728 d. C.), quella Valle di Sutri che costituirà il primo nucleo del Patrimonium Sancti Petri, Capranica è una cittadina sviluppatasi, come tanti altri centri del territorio, sopra uno sperone di tufo a circa 370 metri di altitudine sul livello del mare.
Il territorio è d’origine vulcanica, e l’abbondanza di minerali presenti nel sottosuolo arricchisce le acque senza per questo renderle sgradevoli al gusto.
Edificata sopra uno sperone tufaceo a più di cinquecento metri di altezza sopra il livello del mare, Caprarola deve a suoi antichi feudatari ed al genio dell’architetto Jacopo Barozzi detto il Vignola la sua particolare struttura urbanistica che la pone per importanza al pari di Pienza in Toscana e a Palmanova in Friuli Venezia Giulia. Il suo impianto viario orientato lungo l’asse dell’antica “Via dritta”, la maggiore via cittadina, culmina nel piazzale antistante la mole dominante del Palazzo Farnese.
L’origine del nome di Carbognano è incerta; possiamo ricordare alcune ipotesi. Sul colle di S. Eutizio sorgeva un tempio dedicato a Giano (Ara Jani: Altare di Giano) denominato successivamente Castellaccio di Arignano. Da cui Ara Jani – Arignano – Carbognano. Un antico patrizio romano Carbilio, attratto dalla bellezza del luogo, vi costruì una villa per trascorrere il tempo libero. Da cui Villa Caribilia – Carbiliano – Carbognano.
Indissolubilmente legata ai destini della famiglia Farnese è pure la cittadina di Ronciglione, che fu parte integrante del potente ducato (denominato appunto Ducato di Castro e Ronciglione) istituito da papa Paolo III nel 1537 e crollato per volontà di papa Innocenzo X Pamphili con la distruzione della città di Castro da parte delle truppe pontificie nel 1649.
Precedentemente Ronciglione era stata parte dei possedimenti prima dei da Vico (l’ultimo da Vico signore di Ronciglione fu accusato da papa Eugenio IV di ribellione e decapitato) e poi degli Anguillara( nobile famiglia della Tuscia che dominò un vasta porzione di territorio nel Lazio Settentrionale dovette cedere la città e l’annessa contea a papa Paolo II nel 1464).
Borgo aereo di affascinante bellezza, San Martino al Cimino deve la sua attuale conformazione urbanistica alla sua erezione a principato ad opera di Innocenzo X, che ne investì la vedova di suo fratello, donna Olimpia Pamphilij Maidalchini. Fu questa, infatti, a dedicarsi alla sistemazione dell’abitato, fino ad allora stretto intorno all’Abbazia cistercense, affidandone il progetto a Marcantonio de’ Rossi ed altri grandi nomi del tempo tra cui il Bernini e il Borromini (che disegnò la porta urbica).
La mole ferrigna del castello Orsini, fatto edificare da papa Niccolò III intorno al 1279, domina Soriano e il territorio circostante, quasi incombendo, con la sua ombra, sulle case strette e arroccate del vecchio borgo medievale. E’ il castello a costituire l’elemento caratteristico del panorama di Soriano, conservando ancora nell’insieme, pur con i rimaneggiamenti rinascimentali, i caratteri del grande e solido maniero medievale, arcigno e cupo d’aspetto. Ma se questo è stato senza dubbio il testimone indiscusso della storia di Soriano dal periodo alto-medievale ad oggi, la città perde le sue origini nella notte dei tempi, volendo alcuni che il suo nome risalga a quello dell’antica Surrina, città etrusca conquistata dal console Quinto Fabio Rulliano nel 310 a.C..
Il paese della musica. Tale è infatti la tradizione musicale di Vallerano, che non potrebbe essere definito altrimenti. Qui nacquero musicisti come Giovanni Maria Nanino, che fu allievo di Pierluigi da Palestrina, o Giovanni Bernardino Nanino, fratello del precedente, e l’organista Paolo Agostini. Tutti compositori forse non noti al grande pubblico, ma le cui opere furono apprezzatissime dai contemporanei e ricercate anche in ambito europeo.
La città di Vetralla è ben conosciuta per la produzione di olio extravergine d’oliva e di miele: queste delizie gastronomiche non oscurano però le – tante – altre ricchezze del territorio e le bellezze della cittadina di lontana origine etrusca. L’abitato, sorto tra il X ed il IX secolo a.C., fu distrutto dai romani, che lo occuparono tra il V ed il IV secolo; la popolazione, transfuga, si rifugiò nella vicina Forum Cassii, della quale rimangono ora scarse rovine nei pressi della località di Santa Maria di Forcassi.
Vignanello sorge alle falde del versante orientale dei Monti Cimini. I primi insediamenti umani, nel territorio risalgono alla Preistoria. In epoca falisca, l’attuale quartiere del Molesino fu sede di un attivo centro urbano, che aveva la sua necropoli nella vicina valle della Cupa. Il centro storico è posto su un banco di tufo leucitico, a metri 369 sul livello del mare: ha un tessuto edilizio compatto, protetto su tre lati da vallate e sul quarto dal castello.
Quasi una parte di Roma, a ben 90 km da essa. Questa potrebbe essere la definizione di Vitorchiano, tanta è stata, lungo i secoli, la sua fedeltà alla Città Eterna.
Una fedeltà che il Senato di Roma volle premiare con la concessione di potersi fregiare, nello stemma cittadino, del romano monogramma SPQR., oltreché del motto “Sum Vitorclanum castrum membrumque romanum” cioè ‘Vitorchiano, castello e parte di Roma’.
Comunità Montana dei Cimini
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